SOCIAL NEWS: MAGGIO 2019 | Tutte le notizie del mese | Social Agency
Creare una pagina Facebook Aziendale
Creare una pagina Facebook Aziendale: Guida
1 Maggio 2019
Quanto costa la Pubblicità su Facebook_
Quanto costa la Pubblicità su Facebook?
5 Maggio 2019
Mostra tutti

SOCIAL NEWS: MAGGIO 2019

Piccole news in un unico articolo: parliamo degli ultimi aggiornamenti, presunti problemi di privacy ed i classici casi di truffa affrontati dai principali social: Facebook, Twitter ed Instagram. Buona lettura!

Piccole news in un unico articolo: parliamo degli ultimi aggiornamenti, presunti problemi di privacy ed i classici casi di truffa affrontati dai principali social: Facebook, Twitter ed Instagram. Buona lettura!

Facebook:

Facebook diventerà la piattaforma che tanto sogna di diventare?

Nei sogni di Facebook, la piattaforma è un posto pulito e privato.

Le persone trascorrono il loro tempo confrontandosi pacificamente in gruppi altamente rilevanti e che rispondono ai veri bisogni delle persone. Pianificando incontri offline attraverso eventi creati online o ridendo insieme mentre guardano Facebook Watch.

In realtà, attualmente, Facebook non sembra essere nulla di tutto questo e in particolare la privacy delle persone sembra essere messa costantemente in pericolo.

La gente preferisce leggere e diffondere notizie non attendibili “rubate” dalle bacheche di amici con cui non parlano mai. E cliccando sui titoli acchiappa click e video virali che istigano alla violenza.

Probabilmente detto così, Facebook può sembrare perfino peggio di quello che è realmente, nella fruizione quotidiana che ognuno di noi può farne.

Ma non abbiamo fatto altro che mettere insieme tutti gli aspetti negativi e le criticità che sono emersi nei 15 anni di vita della società.

Ma oggi Zuckerberg punta a scrollarsi di dosso questa tremenda reputazione della sua creatura, perfezionando nuove funzionalità.

“Questo è il più grande cambiamento che abbiamo apportato all’app e al sito di Facebook in cinque anni”. Ha affermato il CEO Mark Zuckerberg in apertura, ieri, della conferenza F8 di Facebook.

Fonte: Ninjamarketing

Instagram:

Davvero su Instagram non ci saranno più i like?

I like ci mettono ansia? 

In particolare, ci agita il fatto che chiunque possa sapere quanto successo riscuota un singolo post?

 Meglio toglierli di mezzo e consentire solo all’utente di visualizzarli?

Queste le domande che devono essersi fatti in Facebook, intorno al modello di business delle diverse piattaforme che fanno riferimento a Menlo Park: il Mi piace.

Che ovviamente si declina in modo diverso sulle varie applicazioni di famiglia. Se su Facebook è il sempreverde pollicione, su Instagram, come noto, prende le vesti di un cuoricino.

Un cuoricino importante che pompa carriere di veri o presunti influencer, che della portata e dei feedback toccati dalle loro foto e dai loro video sui temi più diversi, hanno fatto una professione a tutto tondo, o quasi.

Bene, anzi male per loro.

Instagram starebbe appunto pensando di nascondere il conteggio totale di quei like.

Si parte con una fase di test dal mercato canadese, l’ha annunciato Mark Zuckerberg dal palco dell’F8.

In sostanza, gli utenti non avrebbero più accesso al totale dei cuori raccolti da un singolo contenuto, il numerino al momento visualizzato sotto a ciascuna foto:

solo l’autore potrebbe prenderne visione, un po’ come già accade per le visualizzazioni delle storie, i contenuti effimeri che scompaiono dopo 24 ore.

Qualcosa del genere era già stato avvistato settimane fa da una studiosa dell’applicazione all’interno del codice, ma Instagram non aveva confermato. C’era invece un fondo di verità, visto che l’annuncio è arrivato dal palco dell’importante conferenza statunitense.

In un fenomeno che sembra montare sempre di più: poco tempo fa l’autorità britannica per le comunicazioni ha per esempio raccomandato che i social network debbano offrire agli utenti la possibilità di attivare o disattivare la visualizzazione dei like, in particolare per tutelare la privacy dei più giovani.

Anche se in quel caso si parla degli apprezzamenti espressi, non di quelli visualizzati sui contenuti degli altri.

«Vogliamo che i follower si concentrino su ciò che condividete, non su quanti like incassate» ha spiegato la piattaforma. Che dunque avvierà una sperimentazione, come sempre di portata contenuta, in Canada.

Semmai la mossa dovesse espandersi a tutti gli altri mercati, sarebbe un cambiamento storico, anche se bisognerebbe vedere se riguarderebbe anche celebrità, influencer e vip che della corsa ai follower e ai cuoricini fanno appunto una questione di lavoro e di soldi, oltre che di popolarità digitale.

La strada che sembra più verosimile è la possibilità di attivarne o disattivarne la visualizzazione, a scelta personale.

Molto potrebbe dunque mutare per chi segue le dinamiche di Instagram, per chi sogna di costruirci un percorso o addirittura ha già migliaia di follower che riempiono le foto di Mi piace.

Il tentativo sembra quello di disinnescare la polarità fra chi raccoglie (centinaia di) migliaia di clic anche col contenuto più sciocco e insensato e chi naviga nel vuoto o quasi, cercando di lenire l’effetto per cui un cuore tira l’altro e il massimo del consenso tenda ad arrivare a chi ha già un’ampia audience da cui partire.

Ora potranno farlo tutti gli utenti sopra una certa soglia di seguaci. Non manca un’ulteriore mossa contro il cyberbullismo, con una moderazione dei discorsi d’odio ancora più affidata all’intelligenza artificiale.

Tumblr:

Verizon vuole vendere Tumblr, piattaforma di microblogging inclusa nel «pacchetto» Yahoo acquisito nel 2017. Lo afferma il Wall Street Journal. Si è subito fatta avanti, almeno a parole, Pornhub, che per bocca del suo vicepresidente si è detta «fortemente interessata». Tumblr potrebbe quindi tornare a focalizzarsi sui contenuti a luci rosse che, alla fine dello scorso anno, ha provato a bandire per problemi legati alla pedo-pornografia. Il vice presidente di Pornhub, Corey Price, ha spiegato a BuzzFeed il motivo per cui Tumblr interessi così tanto: era «un rifugio sicuro per coloro che volevano esplorare ed esprimere la propria sessualità». Prima che la società intervenisse con un nuovo algoritmo censorio.

Fino a qualche anno fa, Tumblr sembrava la stella emergente dei social network. Nel 2013, Yahoo ha speso 1,1 miliardi per acquisirla. Un’operazione rivelatasi disastrosa: tre anni dopo, il valore della piattaforma a bilancio era di appena 230 milioni. Quando Verizon ha acquisito Yahoo nel 2017 per 4,48 miliardi di dollari, Tumblr era incluso.

L’avvenire era incerto, ma – pur senza troppa pubblicità – la piattaforma aveva trovato il modo di attirare utenti. Facebook Instagram hanno norme particolarmente stringenti sulla nudità: sono proibite, ad esempio, non solo le immagini esplicite ma anche quelle in cui compaiono capezzoli. Una rigidità che aveva spinto alcuni artisti e utenti a migrare su Tumblr proprio per avere maggiore libertà d’espressione.

Alla fine del 2018, però, Apple ha escluso Tumblr dall’App Store, il negozio digitale della Mela. Una decisione che ha tagliato di fatto i viveri a Tumblr. Motivo: erano state pubblicate immagini pedo-pornografiche, capaci di bucare i filtri. La piattaforma collabora con Apple, si scusa immediatamente e – dal 17 dicembre – decide di bandire ogni contenuto pornografico, sessualmente esplicito o raffigurante corpi nudi. Cupertino ha riammesso Tumblr, ma i problemi non sono finiti. Il controllo, affidato in gran parte ad algoritmi e intelligenza artificiale, bollava come pornografiche anche immagini artistiche e contenuti che nulla avevano a che fare con il nudo: foto di caverne, vasi, castissime vignette, selfie.

Oltre a questi intoppi, l’eliminazione della sua nicchia a luci rosse sarebbe costata cara a Tumblr: nel mese successivo al bando sarebbero evaporate 100 milioni di pagine viste. Tradotto: una parte degli utenti è stato meno attivo o non lo è stato affatto. Un indizio che attira Pornhub e potrebbe convincerlo a investire per trasformare Tumblr in un social pornografico. Il marchio rafforzerebbe così il suo quasi monopolio: la società a cui fa capo (MindGeek) gestisce infatti altri siti come YouPorn e RedTube e ha acquisito alcune case di produzione.

Fonte: ilsecoloxix.it


Vieni a leggere i Social News passati per non perderti nessuna notizia:

SOCIAL NEWS: MARZO 2019

SOCIAL NEWS: APRILE 2019


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *