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Quando anche i Social Media Manager ne escono pazzi: il caso Inps

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Quando anche i Social Media Manager ne escono pazzi: il caso Inps

Social media Inps

Social media Inps

Tutto iniziò un bel giorno, quando la pagina ufficiale Facebook dell’Inps per la famiglia, decise di postare l’informativa riguardo l’inizio della procedura dell’assegnazione del Reddito Di Cittadinanza. Il Caos. Gente incapace di procedere con le più semplici funzioni. Persone dichiaranti che loro o parenti stretti attualmente lavorano in nero, ripeto, nella PAGINA UFFICIALE dell’Inps, avendo comunque sia fatto la domanda di richiesta ed aspettando quindi l’esito. Troll che si divertivano a stare al gioco facendo richieste assurde.  Il tutto, contornato da un italiano che farebbe rivoltare più volte nella tomba le reliquie dei letterati del Bel Paese. Abbiamo assistito in poche parole, ad un sunto che, in qualche migliaio di commenti, sottolineerebbe l’attuale situazione socioeconomica italiana, in formato testo. I Social Media Manager Inps inizialmente cortesi hanno cominciato, dopo le continue lamentele ed incapacità, a perdere le staffe: vi elencheremo sotto qualche esempio.

Delle 3 persone gestori dei vari canali del reparto Social Media e Comunicazione, abbiamo notato con certezza e da vari articoli online, come una di loro sia finita all’ospedale a causa dello stress subìto , come postato da Sky TG24 ed altre testate giornalistiche.

Questi sono soltanto alcuni commenti presenti nei post, riporterò testuali parole:

Mio figlio ha 26 anni mai lavorato (legalmente) dove può recarsi per avere più delucidazioni sul reddito di cittadinanza?

Al che, il caro Social Media Manager sulla pagina ufficiale Inps, visibilmente scocciato ha risposto:

Innanzitutto le consigliamo di non scrivere che suo figlio ha lavorato a nero sul social della Pubblica Amministrazione che dovrebbe fare i controlli su questi aspetti perchè sono costretto a inviare segnalazione ai nosti ispettori per controllo di suo figlio. Se suo figlio sta lavorando a nero e fa domanda per il Reddito di cittadinanza rischia fino a sei anni di prigione.

Sempre per rimanere sull’ambito del lavoro in nero, ne abbiamo un altro tra i vari che scrive:

Io lavoro in nero posso richiedere l’ASSEGNO MIA MOGLIE NN LAVORA COME POSSO FARE

E quindi, la risposta del/la nostro/a cara Social Media Manager Inps sarà:

Se lei scrive che lavora in nero io come funzionario Inps devo denunciarla agli ispettori Inps che devono venire a controllare lei ed il suo datore di lavoro! il lavoro nero è UN REATO! Scrivendolo qui vi state autodenunciando.

La persona che ci ha regalato “più gioie” è stato l’account di una certa “Candy Candy Forza Napoli” (che dopo svariati memes e dopo essere stata messa in ridicolo sui social, ha MISTERIOSAMENTE cancellato l’account, chissà come mai 😅). Alle continue richieste sul come fare a richiedere il PIN di accesso ed alle continue spiegazioni da parte del Social Media manager, la pazienza è andata a farsi benedire sfociando in 2 commenti quali:

Perchè invece di ripetere le stesse cose non va sul sito INPS e richiede il PIN che ci vogliono 5 minuti???

e continua con:

Basta richiederlo alle Poste o all’Inps. Oppure è troppo impegnata a farsi i selfie con le orecchie da coniglio?

 

 

Tra i vari commenti non si sono disdegnati quelli offensivi verso questa scelta dello Stato. I comunicatori Social Media ovviamente hanno risposto che si lamentassero non con loro ma con le scelte di governo.

 

Le scuse sono, però, arrivate presto.

Tra chi ha applaudito alla pazienza dei Social Media Manager dell’Istituzione.

Chi si è sentito attaccato e quindi offeso.

Chi, come già detto, ha voluto fomentare puntando il dito verso lo Stato.

Alla fine decisero di chiudere il caso con un messaggio di scuse, rispondendo soltanto ad i messaggi e quesiti coerenti ed inerenti al contenuto del post.

Concludiamo affermando che, sperando che questa scelta aiuti chi ne ha REALMENTE bisogno, essendo presenti ad ogni angolo approfittatori e truffatori,  e sperando che, aumentando i controlli, questi diminuiscano, confidiamo che una buon parte di questi soldi non siano altre uscite dalle casse sperperate ma aiutino nella rigenerazione del processo economico e forza lavoro.

Un saluto,

Social Agency


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